Blade Runner 2049 (2017) di Denis Villeneuve

Denis Villeneuve eredita da Ridley Scott il difficile compito di dirigere il sequel di un film ormai entrato in maniera profonda nel nostro immaginario collettivo.

Villeneuve stesso ha raccontato di come ancora adolescente fosse rimasto colpito dalla visione di “Blade Runner” e di come si sia sentito al tempo stesso intimidito nell’affrontare una sfida così grande e grato per la meravigliosa opportunità offertagli.

“Volevo mostrare la relazione tra l’umanità e la natura, in che modo gli esseri umani sono sempre più disconnessi dalla natura, in che modo noi stiamo cercando di controllare la natura” ha dichiarato Villeneuve.

In “Blade Runner 2049” la nostra specie si è come eclissata da una terra in rovina, dove il sole è ormai un ricordo lontano.

Nella corsa al progresso per soddisfare i propri bisogni materiali e placare la sete di conoscenza, gli individui hanno perso di vista una delle istanze fondanti del loro essere al mondo, ovvero il rapporto con la natura, che per essere mantenuto richiede umiltà e rispetto. L’umanità si nasconde dietro l’alibi di un’evoluzione sintetica che superi i limiti della finitezza e crea macchine capaci di sostituire l’uomo non solo nel lavoro ma anche nelle relazioni sociali.

Lo scenario che il film disegna non è quindi molto distante da un ipotetico futuro, nel quale far convivere intelligenze umane e artificiali.

Ma tutto questo ha un prezzo.

I replicanti, plasmati a immagine e somiglianza dell’uomo, cominciano a desiderare ciò che esso stesso desidera e lentamente affiorano in loro gli stessi dubbi, frustrazioni e paure che affliggono l’essere umano. Chi sono io? Qual è il mio scopo? Penso dunque sono?

Non basta creare un essere dotato di forza e intelligenza sovrumana, che si occupi dei doveri terreni lasciando all’individuo solo il piacere di vivere poiché questi altrimenti non riuscirebbe ad apprezzare veramente ciò che possiede. La vita di un essere umano è il risultato delle proprie esperienze personali, siano esse dolorose o appaganti. I segni lasciati sulla pelle sono come le tessere di un mosaico che formano l’identità di un uomo. Il ricordo creato e non vissuto in prima persona non potrà mai avere la stessa intensità emotiva.

Ed è proprio questa disperata ricerca della verità, la possibilità di essere nato e non prodotto, che spinge il replicante K a sviluppare dei sentimenti propri della condizione umana, la sua volontà di essere speciale dimostra tutta la sua umanità.

Nell’atto di salvare Deckard e offrigli una via d’uscita a costo di perdere la propria vita, quasi un déjà-vu del sacrificio che Roy Batty aveva già fatto trent’anni prima per Deckard, ecco che K realizza il suo desiderio ultimo, lasciare un ricordo in questa vita terrena; non più lacrime che scivolano nella pioggia bensì tracce che si imprimono nella memoria umana.

 

Titolo originale: Blade Runner 2049
Anno: 2017
Durata: 152 minuti
Regia: Denis Villeneuve
Sceneggiatura: Hampton Fancher e Michael Green
Soggetto: Hampton Fancher, basato sui personaggi del romanzo ‘Il cacciatore di androidi’ di Philip K. Dick
Fotografia: Roger Deakins
Montaggio: Joe Walker
Scenografia: Dennis Gassner
Costumi: Renée April
Musiche: Hans Zimmer e Benjamin Wallfisch

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