Repulsion (1965) – Il Trauma diventa orrore

Il “Cinema Psicologico” di REPULSIONE – Il Trauma diventa orrore

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1. Gli incredibili titoli di testa di“Repulsione”

Repulsione; un capolavoro del cinema, un trauma confuso impresso magistralmente su una pellicola e somministrato allo spettatore a piccoli sorsi, fino a farlo diventare un impressionante cocktail di ansia e orrore che, certamente, avrà destabilizzato fra i più duri amanti del genere horror. La sceneggiatura è stata scritta in soli 17 giorni da due delle teste migliori che il cinema abbia mai avuto: Roman Polanski, grande maestro che inspirò ed inspira tutt’ora intere generazioni, regista di “Rosemary’s Baby”, “Cul de sac”, “Il Coltello nell’Acqua” o il più mainstream “La Nona Porta”; e Gérard Brach, direttore della fotografia (ma vanta la scrittura di ben 50 sceneggiature) di nazionalità francese che, considerato  uno dei maestri del bianco e nero, mostrò la sua creatività in film come “Il dottor Stranamore (Ovvero, come imparai a non preoccuparmi ed amare la bomba)” di Stanley Kubrick e “Tutti per uno” di Richard Lester.

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2. Roman Polanski e Gérard Brach con Catherine Deneuve al Festival di Cannes

Come promette il titolo, la trama del film è principalmente costruita intorno ad un sentimento, quello di repulsione. Nello specifico quella che Carol ,Catherine Deneuve, prova verso l’intero genere maschile. Le persone che popolano la routine di Carol, infatti, sono solo donne (Helen, ovvero la sorella, le colleghe del centro estetico in cui lavora e le sue clienti – più simili a delle mummie che a degli esseri umani). Gli uomini vengono spesso descritti come degli esseri senza scrupoli, insensibili e poco affidabili, e, inizialmente, sembra questo a suscitare in Carol sentimenti negativi nei confronti del genere maschile.

A peggiorare l’androfobia della protagonista, e ad incrinare la sua routine, vi è Michael (Ian Henry) il ragazzo di Helen, che fin da subito risulta agli occhi della giovane come una presenza dura, ossessiva e quasi minacciosa. Cose che normalmente ci apparirebbero normali, nel film si trasformano in gesti incredibilmente angoscianti; lo spazzolino di Michael riposto del bicchiere di Carol diventa un gesto così potente da farci fin da subito avvertire il suo profondo disagio, anche se non siamo ben coscienti del perché questo susciti in noi tali sensazioni. Ancora peggiori sono i frame in cui una Carol insonne sente i due fare l’amore nell’altra stanza.

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3. Helen, sorella di Carol, e il suo amante, un uomo sposato

L’utilizzo del ticchettio di un orologio (più simile al rumore di una bomba ad orologeria) ogni qual volta la protagonista vive una situazione angosciante o traumatizzante, ci fa intuire come di lì a poco i peggiori incubi della ragazza si riveleranno in tutta la loro orribile potenza, come un vaso di Pandora pronto a schiudersi e riversare i suoi orrori nel mondo.

Helen, sorda alle problematiche psicologiche della sorella e completamente assorbita dalla propria relazione amorosa, decide di partire con l’amante per un viaggio in Italia, lasciando Carol in compagnia delle proprie ossessioni.

Da qui in avanti assistiamo alla progressiva trasformazione dell’abitazione della giovane, in precedenza unico riparo dall’insistente interesse degli uomini nei suoi confronti o dal monotono lavoro  scandito dalle flosce e noiose clienti mummificate dai loro cosmetici, da casa accogliente e sicura in vero e proprio teatro degli orrori, labirintica prigione mentale in cui la protagonista è costretta ad affrontare le proprie psicosi. La trasmutazione dell’elemento “casa” come spazio soffocante e incubo ad occhi aperti, è quasi tipico dell’horror di Polanski, il quale usò questo stesso concetto anche nel celebre “Rosemary’s Baby” o “L’Inquilino del Terzo Piano”.

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4. Scena tratta da “Rosemary’s Baby” (1968)
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5. Scena tratta da “L’inquilino del Terzo Piano” (1976)

Anche il mondo esterno sembra lentamente iniziare a disfarsi; tutto parte da una crepa nell’asfalto che man mano si estende, invadendo la dimora della protagonista e facendo sgretolare le sue mura, arrivando a far crollare l’intera impalcatura psicologica che teneva in piedi la fragile vita di Carol. Ella cammina per le strade con sguardo fisso, assente (non accorgendosi neanche di un grosso incidente stradale cui passa a fianco), completamente inglobata da una follia che sboccia in tic nervosi, azioni incomprensibili, incapacità di relazionarsi con il prossimo.

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6-7. Il fragile mondo di Carol inizia a sgretolarsi

Come già detto, l’appartamento della ragazza, seguendo un’interpretazione freudiana, diventa inconscio fatto materia; come nei sogni, ogni elemento non è semplice composizione estetica fine a sé stessa, ma assume un significato più profondo a livello simbolico e personale.

L’uomo che sconvolge le notti di Carol violentandola probabilmente non è reale, ovvero, presente in carne ed ossa, ma reminiscenza di un trauma passato (forse subito nell’infanzia) che trascende le leggi della fisica e riappare materialmente, stuprandola notte dopo notte; e non è forse questo il significato più vero e intimo della parola “trauma”? Un avvenimento orribile che, anche se già vissuto e appartenente al passato, se represso e non superato, porta la vittima a rivivere emotivamente la drammatica esperienza giorno dopo giorno, notte dopo notte, ossessivamente, condizionando la sua vita e facendo sì che questa si isoli sempre di più, fino alla totale rovina.

L’inquietante carcassa di coniglio (spellata e inizialmente nel frigo pronta ad essere cucinata), quasi “impersonifica” il trauma di Carol, metaforicamente una carcassa morta, che si decompone giorno dopo giorno. Non è un caso che, durante uno dei primi deliri, la protagonista appoggi il rasoio dell’amante della sorella proprio a fianco del coniglio, come a suggerirci quello che di lì a poco sarebbe successo.

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8. La carcassa e il rasoio

“Repulsione” è probabilmente il racconto di una vittima che diventa carnefice, abbandonata a sé stessa in un ambiente sociale incapace di riconoscere i sintomi di una grave psicosi. L’uomo che la corteggia, Colin, non si rende minimamente conto della situazione dell’”amata”, e più che una corte serrata, sembra usarle del vero e proprio stalking. In questo senso, la scena in cui lui abbatte la porta di casa a spallate è incredibilmente angosciante.

E’ impossibile non rimanere colpiti da una pellicola del genere; non parla di mostri immaginari, o orrori di fantasia, ma di un mondo con cui condividiamo l’esistenza, che potrebbe appartenere al nostro vicino, al nostro collega, o persino ad un nostro caro. Le inquadrature, che a tratti potrebbero essere definite “banali”, sono perfette per catturare l’impeccabile recitazione della Denueve e l’idea di una realtà che si sgretola e trasforma in continuazione.

Il design del suono si articola in lunghi silenzi assordanti e fastidiosi rumori di sottofondo, ed è creato ad hoc per cadenzare il ritmo folle del film che appare inizialmente felpato, ma diventa via via sempre disturbante.

La sceneggiatura al tempo stesso “semplice” e complessa, ha fatto sì che migliaia di spettatori si sentissero fortemente scossi e intimamente coinvolti nel dramma presentato, guadagnandosi così un posto d’onore nella storia del cinema horror.

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9. Colin abbatte la porta di casa di Carol

E’ impossibile non rimanere colpiti da una pellicola del genere; non parla di mostri immaginari, o orrori di fantasia, ma di un mondo con cui condividiamo l’esistenza, che potrebbe appartenere al nostro vicino, al nostro collega, o persino ad un nostro caro. Le inquadrature, le quali a tratti potrebbero essere definite “banali”, sono perfette per catturare l’impeccabile recitazione della Denueve e l’idea di una realtà che si sgretola e trasforma in continuazione. L’utilizzo di un design del suono, che tra lunghi silenzi assordanti e fastidiosi rumori di sottofondo, è creato ad hoc per cadenzare il ritmo folle del film, che appare inizialmente felpato, e diventa via via sempre disturbante. La sceneggiatura al tempo stesso “semplice” e complessa, ha fatto sì che migliaia di spettatori si sentissero fortemente scossi e intimamente coinvolti nel dramma  presentato, guadagnandosi così un posto d’onore nella storia del cinema horror.

 

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