Storie di Tokyo: Viaggio a Tokyo di Yasujiro Ozu e Tokyo Family di Yoji Yamada

Nel 2013, a sessant’anni dall’uscita di uno dei film più importanti della storia del cinema giapponese, “Una storia di Tokyo”, il regista Yoji Yamada rende omaggio al suo collega e connazionale Yasujiro Ozu, dirigendo “Tokyo Family”, storia di una coppia di anziani genitori che, analogamente alla pellicola precedente, si reca a far vista ai propri figli nella metropoli giapponese.

“Il cinema sono le impressioni che rimangono dopo”, diceva Ozu. Ebbene, l’impressione che rimane dopo la visione di “Tokyo Family” è quella di aver assistito a un’opera di silenziosa emozione, che non vuol essere sterile imitazione, quanto mezzo di espressione del sentimento umano che vive e si alimenta nella memoria.

Attraverso l’accostamento di alcune immagini di entrambi i film, cerchiamo di evocare tali sentimenti.

Il treno e il movimento

Il treno è un elemento che Ozu ama inserire nei suoi film perché esempio calzante del mondo che egli vuole rappresentare. Un mondo in moto perpetuo nel quale l’individuo può inserirsi solo riconoscendo i propri limiti e accettando serenamente la transitorietà della vita.

Sospensione narrativa

Anche dopo l’uscita di scena dei personaggi, la macchina da presa rimane fissa nella stanza per un certo periodo. Questo permette allo spettatore di soffermarsi a riflettere su ciò che ha appena visto, prendersi il tempo necessario.

Interni

In assenza di figure umane nell’inquadratura sono gli oggetti a diventare protagonisti. In questo caso la nostra attenzione viene richiamata dalle cose dei ragazzi che sono state spostate nel corridoio per far posto ai nonni, per sottolineare ancora una volta la situazione scomoda che questi ultimi hanno provocato e accrescere la sensazione di distanza tra le parti.

Generazioni a confronto

La distanza tra nonni e nipoti è evidente. La nonna cerca un dialogo con il piccolo Isamu, fa domande quasi con imbarazzo, non sapendo quale argomento toccare, e pur con tutti i suoi sforzi il bambino non sembra interessato a rispondere, pensa solo a giocare, voltandole le spalle.

La grande Tokyo

Gli anziani genitori visitano Tokyo in pullman. Nei loro occhi incanto ma anche timore per una città a loro estranea, nella quale modernità e tradizione cercano un difficile equilibrio.

Le terme

Incapaci di ospitarli degnamente presso di loro, i figli convincono i genitori a trascorre qualche giorno in una località termale. Anche qui dovranno fare i conti con le nuove generazioni ed il loro disordine. Il ritmo di vita dei giovani mal si concilia con quello dei poveri anziani, costringendoli a passare una notte in bianco.

Il muretto

Uno dei momenti fondamentali avviene la mattina successiva alla notte brava, quando i due anziani decidono che è giunto il momento di tornare a casa. Il mare davanti a loro non può che suscitare un sentimento di nostalgia per la loro isola. “Nessun posto è come casa” diceva Dorothy ne “Il Mago di Oz”.

Senzatetto

Tornati anzitempo dalle terme gli anziani devono arrangiarsi per trovare una sistemazione per la notte e per la prima volta sono costretti a separarsi. Un indizio della separazione definitiva che di lì a poco dovranno affrontare.

Le confessioni

Quando si alza il gomito abbiamo la tendenza a parlare più liberamente e confessare cose che da sobri non ci immagineremmo mai di dire. L’anziano padre confessa allora la propria infelicità per come sono diventati i propri figli. “Da qualche parte nel passato il paese è andato a rotoli” dice Shukichi in “Tokyo Family”, le stesse parole avrebbe potuto dirle Shukichi in “Viaggio a Tokyo”. Ma dopo tutto bisogna prendere le cose come vengono.

Il distacco

L’anziana madre è ormai ai suoi ultimi attimi di vita. Il marito non può che consolare lei ma anche se stesso, dicendole che presto si rimetterà e che i figli arriveranno per starle vicino. Subito dopo vediamo una farfalla volare, simbolo del momentaneo e vulnerabile passaggio dell’uomo sulla terra.

L’alba di un nuovo giorno

L’anziana madre se n’è andata. Il marito contempla il cielo è dice: “È stata una bella alba”. Un giorno muore un altro comincia, è il ciclo della vita e non si può che accordarsi ad esso.

Il funerale

Geometrie del lutto, turbamento dello spirito. La famiglia finalmente si riunisce purtroppo per il più triste degli eventi. In quegli attimi, ognuno di loro è seriamente colpito, ma se è vero che tutto scorre, molti di loro torneranno velocemente alle proprie occupazioni e alla frenesia della propria esistenza.

Uomo e natura

La massima espressione del rapporto armonico tra uomo e natura è nel giardino zen, nel quale le piante costituiscono lo strumento necessario per raggiungere l’equilibrio tra mente e corpo. Dopo la perdita di una persona cara sembra pertanto naturale rivolgere la propria attenzione a questo luogo di riflessione, capace di restituire la pace interiore e la serenità.

Legami di sangue, legami di sentimenti

L’intensità di un legame certo non si misura dal grado di parentela. Spesso troviamo conforto in coloro con i quali non condividiamo alcun vincolo di sangue.

È il caso di Noriko, che si dimostra molto più amorevole e comprensiva verso i suoceri dei loro stessi figli. Ella riunisce in sé tutte le caratteristiche della brava moglie e della brava figlia ma è pur sempre umana e nel confronto finale con Shukichi esterna le proprie insicurezze. Dal riso al pianto, Noriko non delude ma appare ancor più ammirevole ai nostri occhi perché ci ha appena mostrato un dote assai rara tra le persone, l’onestà.

The last picture show

Uno dei più bei finali della storia del cinema, di un cinema che c’era e difficilmente tornerà.

Osservate in particolare lo sguardo di Shukichi mentre guarda fuori, espresso da Chishu Ryu e catturato da Ozu in “Viaggio a Tokyo”; è un attimo, una piccola variazione nei suoi occhi, nei quali è possibile vedere riflesso il suo tormento interiore.

È la fine o solo una fine e anche noi guardiamo il cielo, che altro possiamo fare?

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