I figli del Fiume Giallo (2018) di Jia Zhang-ke

Il cinema cinese contemporaneo è ricco di spunti interessanti. Colui che, attraverso di esso, ha saputo maggiormente raccontare la storia di un paese interessato negli ultimi decenni da profonde trasformazioni, è Jia Zhang-ke.
Il suo ultimo film, I figli del Fiume Giallo (Jiānghú érnǚ, 2018), presentato al Festival di Cannes dello scorso anno, arriva finalmente nelle sale italiane il prossimo 9 maggio.
Come in altre sue opere, anche in questo caso il racconto si sviluppa in un arco temporale assai ampio, durante il quale la vita dei protagonisti si fa specchio della società cinese, con le sue contraddizioni, le sfide al cambiamento, il desiderio di mantenere il passo con i paesi d’oltreoceano pur nella loro evidente differenza storica e culturale.
Una storia d’amore che cerca di sopravvivere al tempo ed alle sue ingiustizie, una storia nella quale la salvezza passa attraverso la sofferenza come in un libro di Dostoevskij.

OUT OF TIME
Jiānghú, che letteralmente si traduce in “fiumi e laghi”, ha assunto nel tempo altri significati, anticamente utilizzato per definire piccole comunità nelle quali l’insegnamento delle arti marziali dal maestro ai suoi giovani allievi diventava un vero e proprio rapporto di filiazione e in epoca moderna impiegato per definire quei gruppi che operano al di fuori della società convenzionale, come le Triadi cinesi.
È un termine mutevole come mutevole è il paese dal quale ha origine ma che fa comunque sempre riferimento a un codice morale di fratellanza e lealtà.
Lealtà che la protagonista Qiao dimostra nel corso del film nonostante gli eventi.

L’UOMO CHE GUARDA LA DONNA CHE AGISCE
Mentre gli uomini di Bin guardano il film di Taylor Wong Tragic Hero (1987), quasi per una sorta di loro formazione professionale, Qiao non ha bisogno di essere addestrata alla vita, la pulsione dell’amore genera, come spesso accade, la pulsione di morte.

DONNE IN AMORE DONNE IN PRIGIONE
Sacrificarsi per l’altro è un gesto comune all’universo femminile che obbliga a un tentativo continuo di superare le barriere che inevitabilmente ostacolano il cammino verso l’appagamento dei sensi.

IO NON SONO QUI
Nella disperata ricerca dell’altro in certi casi la donna finisce per annullarsi, fantasma che si aggira nel mondo reale, invisibile a coloro che non conoscono il sentimento.
Quando esce di prigione, Qiao si precipita a riabbracciare l’amato, lui però si nega come la fotocellula che dovrebbe aprire le porte a Qiao e che invece sembra non funzionare solo per lei.
Singolare pensare alle porte scorrevoli che si aprivano al passaggio del fantasma in Personal Shopper (2016) di Olivier Assayas ed a queste che invece si ostinano a non voler riconoscere la presenza della donna.

FROM WHAT IS BEFORE
La storia del cinema di Jia Zhang-ke è dunque la storia della Cina; egli filma i luoghi per descriverne il cambiamento, attraversa i decenni per lasciare testimonianza di un passato che non vuol dimenticare.
La geografia urbana cambia, quella emozionale spesso fatica ad abituarsi al mutamento.

ETERNO RITORNO: Unknown Pleasures (2002)
L’ultimo film di Jia è ricco di richiami ai suoi film precedenti, abbiamo già visto come sia fondamentale per lui ancorarsi al passato.
In questo caso sembra che anche i costumi di scena debbano essere gelosamente conservati a futuro utilizzo e memoria.

ETERNO RITORNO: Still Life (2006)
Zhao Tao è la presenza costante dei film di Jia, corpo materico del suo spirito, espressione del suo pensiero, magnifica ossessione che attraversa il tempo e lo spazio, fino e poi oltre i confini del mondo conosciuto.

ETERNO RITORNO: Platform (2000)
Spesso con Jia ci troviamo sulla soglia della vita, incorniciati nel presente con lo sguardo rivolto all’orizzonte, verso qualcosa che abbiamo perduto o che non abbiamo mai avuto, segretamente desiderando piaceri sconosciuti.

Una curiosità

Jiānghú érnǚ è anche il titolo di un film uscito nel 1952, scritto da Fei Mu e da lui diretto fino alla sua prematura dipartita avvenuta nel 1951, sostituito poi dal collega Zhu Shilin.
Il film, conosciuto a livello internazionale anche con il titolo (premonitore) “The Show Must Go On” vede come protagonista l’attrice cinese Wei Wei, già scelta da Fei Mu nel suo precedente film del 1948 “Spring in a small town”, oggi considerato il più grande film cinese mai realizzato, fonte di grande ispirazione anche per Jia Zhang-ke.
Nel film Wei Wei interpreta Lotus, la figlia del capo di un gruppo di acrobati che cercano di sopravvivere ad Hong Kong nella speranza di poter tornare un giorno nella Cina continentale, una condizione vissuta allora da molti artisti costretti a lasciare il proprio paese di origine con l’ascesa al potere di Mao, tra i quali anche Fei Mu.
Quando Wei Wei arrivò ad Hong Kong per girare il film, Fei Mu inizialmente non le svelò la trama, le disse soltanto di imparare a destreggiarsi con il monociclo ed i cosiddetti ‘piatti cinesi’. Missione compiuta come dimostra questa immagine promozionale dell’epoca.

 

Titolo originale: Jiānghú érnǚ
Paese: Cina, Francia, Giappone
Anno: 2018
Durata: 136 min
Regia e sceneggiatura: Jia Zhang-ke
Fotografia: Éric Gautier
Montaggio: Matthieu Laclau
Musiche: Giong Lim

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