C’era una Volta… a Hollywood (2019) di Quentin Tarantino

“La memoria è perennemente invasa dall’immaginazione e dalla fantasticheria, e poiché esiste una tentazione di credere nella realtà dell’immaginario, finiamo col fare delle nostre menzogne verità. Il che del resto ha un’importanza molto relativa, dato che sono anch’esse cose vissute, e personali.”

Luis Buñuel, Dei miei sospiri estremi 

 

“In this town, it can all change like that.”

C’era una volta un posto in cui si poteva sognare.

Il sogno di un bambino che guarda le serie western in TV, con i loro cappelli impolverati, i cavalli al galoppo, i colpi di pistola e il cattivo da uccidere, o i film degli studios, dove il bene vince sul male, gli uomini sono invincibili e le donne sono angeli da salvare.

Il sogno di una ragazza che accarezza il successo, una stella che brilla giusto il tempo di assaporarne il gusto ma destinata a cadere nell’eterno oblio.

Il sogno di un uomo che respira il cinema e trova la cura alla sua insicurezza, un eroe che vuol essere buono ma che gli altri hanno già condannato alla cattiveria.

 

“Hollywood real estate means you live here. You’re not just visiting, not just passin’ through, you fuckin’ live here.”

C’era una volta un posto in cui si poteva vivere.

Le luci giù per la strip, i cartelloni patinati con gli eroi del momento, la musica sparata nelle orecchie mentre le auto sfrecciano a tutta velocità su strade lastricate di possibilità e le ville sontuose su quel lembo di terra consacrato alla gloria di chi ha conquistato il proprio diritto di abitarvi.

Ma quando credi di essere arrivato scopri che non hai fatto abbastanza per poter rimanere a lungo. La vita scivola via come sabbia tra le mani e presto ti accorgi che altri sono pronti a seppellirti e forse devi accontentarti di una casetta più modesta giù a Toluca Lake, con i tuoi nuovi vicini Jimmie e Bonnie.

 

“Is that, uh, how you describe your work, Cliff?

What, carrying his load? Yeah, that’s about right.”

C’era una volta un posto in cui si poteva credere all’amicizia, non quella di comodo che serve a salire un altro gradino sulla scala al paradiso di plastica ma quella vera, che non ti tradisce, che ti salva il culo e ti accompagna serena sul viale del tramonto.

 

“Prison’s tryin’ to get me all my life, ain’t got me yet. The day it does it won’t be because of you.”

C’era una volta un posto in cui si poteva credere di essere liberi, sesso libero, sballo libero, omicidio libero, condividere l’amore e l’orrore insomma, e parlare e pensare, produrre e riprodurre, gli Hippie e le Pantere Nere, il Vietnam e Woodstock, un viaggio sulla luna o al centro della terra, liberi di sperare ancora nel futuro o di ammazzare quel che resta del giorno.

 

“We all grew up watchin’ TV, you know what I mean? And if you grew up watchin’ TV, that means you grew up watchin’ murder.

So, my idea is we kill the people who taught us to kill.”

C’era una volta un posto in cui si poteva morire.

La morte di un cinema arrivato al capolinea, di un sistema sull’orlo del fallimento, di un artista che deve accettare il tradimento del pubblico.

La morte, quella vera, che non chiede permesso, che macchia di sangue il vialetto di casa e arriva alla porta strisciando silenziosa.

 

“That was the best acting I’ve ever seen in my whole life.”

C’era una volta un posto in cui si poteva vivere la vita degli altri e magari cambiarne il finale…

 

 

Titolo originale: Once Upon a Time in... Hollywood
Paese:  Stati Uniti d'America
Anno: 2019
Durata: 161 min
Regia e sceneggiatura: Quentin Tarantino
Fotografia: Robert Richardson
Montaggio: Fred Raskin

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