Promare – Recensione

Fuoco e fiamme. Così incomincia il tanto atteso “Promare”, l’ultimo lavoro portato a termine da Hiroyuki Imaishi e Studio Trigger. E sono fuoco e fiamme in tutti i sensi, poiché l’irruenza a cui siamo da loro stati abituati si ripresenta qui in una sequenza di combattimenti che vedono contrapposti i nostri due protagonisti: Galo, uno scapigliato vigile del fuoco dalla ferrea determinazione, e Lio, il giovane capo di un gruppo di mutanti-terroristi che si fa chiamare “Mad Burnish” per via della loro abilità nella manipolazione del fuoco. In un mondo dove tali mutanti vengono fronteggiati per la salvaguardia della razza umana, si articola così la storia di questi due ragazzi, che si vedono presto costretti ad unire le forze per affrontare un nemico comune.

Vediamo qui come Imaishi abbandoni la dissennatezza che ha caratterizzato i suoi precedenti lavori, tra cui gli worldwide famous “Kill La Kill” e “Gurren Lagann”, in favore di un approccio al genere in un certo senso più misurato e tradizionale. Scene d’azione si susseguono impetuose fin dal primo minuto, rendendo subito chiaro come tale componente non sia nient’affatto secondaria, un contorno funzionale all’infuocare gli animi tra una scena e l’altra, ma costituisca il fulcro stesso della pellicola.

A tale scopo sono infatti state impiegate nuove tecniche per quanto concerne l’animazione; il 2D si amalgama abilmente al 3D in uno scenario in cui i colori fanno da padrone, offrendo spettacoli che arricchiscono notevolmente le scene di combattimento. Azzurro, viola, giallo, rosso riempiono lo schermo. E quest’opposizione cromatica corrobora il tema stesso del film, rimarcando come l’unione di due realtà in apparente contrasto costituisca in verità un elemento di forza.

Per quanto questo sperimentalismo dia i suoi frutti, è necessario tuttavia fare una considerazione. “Promare” rappresenta il primo vero lungometraggio dello Studio Trigger e, purtroppo, tale inesperienza non manca di farsi sentire.

Narrativamente non brilla di certo e tale generale mancanza di originalità non aiuta a camuffare la semplicità della trama, composta da frettolose invettive contro il razzismo ed un blando invito all’accettazione delle differenze altrui, che la riducono ad un ‘bizarro’, una copia imperfetta, dell’universo X-Men. Nasce spontaneo il dubbio che trattare simili argomenti in maniera non superficiale, compito già complesso di per sé, non sia fattibile nell’ottica di un’opera della sola durata di un’ora e cinquanta.

Per questo motivo il ritmo risulta eccessivamente frenetico. Colpi di scena si susseguono uno dopo l’altro senza dare la possibilità allo spettatore di assimilare e vivere veramente le informazioni che gli vengono fornite, rendendo più arduo il lasciarsi trasportare dallo scorrere degli eventi.

Conseguentemente anche i personaggi ne escono gravemente danneggiati, in particolar modo quelli secondari, che non sembrano esistere al di fuori delle proprie scene; pochissimi dialoghi vengono loro dedicati, relegandoli al ruolo di meri supporti tecnici dei due protagonisti. Anche la caratterizzazione di questi ultimi lascia peraltro a desiderare, costretti ad essere semplici riproposizioni di concept già ampiamente visti e approfonditi in altri universi, cinematici e non.

In conclusione, ne risulta un lavoro grezzo, ma complessivamente godibile, in special modo dagli amanti del genere. Aspettarsi un altro “Kill La Kill” comporta un’inevitabile delusione, ciononostante “Promare” riesce a difendersi dignitosamente, facendo di epicità e grandiosità i suoi elementi di forza e costituendo un buon primo approccio al medium.

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